In principio a Cumiana c’era una campagna poco fertile e non del tutto coltivata. I pochi caseggiati rustici, abitati dai coloni, venivano chiamati “Cascine Nuove”. Tra questi c’era anche la villa padronale, di proprietà della famiglia Flandinet.
Questa benemerita famiglia si incontrò con i Salesiani non per caso, ma per una elegante disposizione della Divina Provvidenza. Nel medesimo sito abitava il Conte Zaverio Provana, grande amico di don Bosco e sostenitore delle sue opere.
Probabilmente fu lo stesso Conte a presentare don Bosco alla famiglia Flandinet.

Nel 1866 don Bosco portò in gita, alle Cascine Nuove, i ragazzi del suo Oratorio di Valdocco. Mons. Luigi Spandre, Vescovo di Fossano, allora allievo dell’Oratorio, dirà di aver visto don Bosco “accolto in una saletta a pian terreno della villa padronale”.
Nel 1921 venne eletto Rettor Maggiore don Filippo Rinaldi (3° successore di Don Bosco, oggi Beato) e suo Vicario fu eletto don Pietro Ricaldone (che sarà poi il 4° successore di don Bosco).
In quegli anni in Piemonte furono iniziate varie opere per preparare nei vari mestieri (meccanica, falegnameria, sartoria, grafica…) i futuri salesiani Coadiutori, da destinare, in modo particolare, alle missioni. Rimaneva scoperta la fascia riguardante l’agricoltura.
Allora i Salesiani avevano già in funzione, in ogni parte del mondo, 28 scuole agricole. Occorrevano Salesiani esperti in agraria, per aiutare i popoli nuovi a vincere la lotta contro la fame.
Si sentiva la necessità di un Istituto Missionario Agricolo. E fu così che, nella storia delle opere di don Bosco, tornò ad affacciarsi la famiglia Flandinet.

All’inizio del 1924, mentre don Rinaldi cercava un vasto terreno per la costruzione di una scuola agricola, le anziane sorelle Anna e Maria Flandinet offrirono le loro terre di Cumiana ai Salesiani, su suggerimento del Parroco de La Pieve, don Igino Rogliardo, sacerdote umile, ma di grande bontà, molto devoto di don Bosco, amico ed estimatore dei Salesiani.
Ma la tenuta Flandinet non sembrava il posto adatto, perché i terreni erano acidi e quasi improduttivi, senza scolo di acque e soggetti a facili inondazioni per lo straripamento del torrente Chiaretto.
In una seduta del Consiglio Superiore della Congregazione, don Pietro Ricaldone affermò con forza che i terreni di Cumiana andavano benissimo per una scuola di addestramento di futuri missionari che dovevano diventare maestri agricoltori, perché, nelle varie parti del mondo, avrebbero dovuto affrontare bonifiche, scassi, concimazioni, canalizzazioni, recupero di terreni acidi ed improduttivi. La proposta fu quindi accettata e, da quel momento, la Scuola Agraria di Cumiana divenne la pupilla degli occhi di don Ricaldone: spesso era presente lui stesso per seguire personalmente i lavori di bonifica.
Esperto in agraria, voleva una scuola “modello”, che fosse di esempio a tutto il mondo, fornendo personale specializzato alle missioni.
Il senatore Conte Eugenio Rebaudengo, Cooperatore Salesiano, possessore di ingenti ricchezze e amico intimo di don Ricaldone, gli mise a disposizione il denaro necessario.
La costruzione del nucleo centrale della Scuola fu subito iniziata, su disegni dell’architetto salesiano Giulio Salotti. E il 16 marzo 1927 arrivarono i primi Salesiani con i primi tre aspiranti agricoltori.
Il 29 luglio 1928, da Torino, arrivò il Rettor Maggiore don Filippo Rinaldi per la solenne inaugurazione. Era accompagnato dal Conte Rebaudengo, dalle autorità e da numerosi aspiranti salesiani.

Nell’estate di quell’anno don Ricaldone aveva passato molti pomeriggi accanto ai Salesiani e ai giovani, che adattavano il terreno per le prime seminagioni del grano e non risparmiavano denaro per dare inizio ad una vera scuola, dotata delle migliori attrezzature del momento.
Egli volle che alle coltivazioni fosse affiancato ogni tipo di allevamento: bovini, suini, ovini, pollicoltura.
Volle anche iniziare alcune industrie agrarie: caseifici, mulini, cantine. Diede il via ad una serie di lavori meccanizzati, facendo eseguire scassi della profondità di un metro, con aratri trainati da trattori e da potenti argani.
Negli anni 1936-1939 l’Opera di Cumiana visse il suo periodo d’oro: si coltivavano quaranta tipi di grano; le incubatrici elettriche facevano schiudere duemila pulcini; si sperimentavano nuove coltivazioni; nel gabinetto chimico si studiavano le malattie delle piante.
Ogni anno i maestri salesiani di agricoltura partivano per le missioni, per sostenere le 28 scuole agrarie esistenti in Congregazione e per fondarne di nuove.
L’8 gennaio 1938 don Lorenzo Moiso si recava a Roma, per ricevere dal Governo la Medaglia d’Oro con diploma di benemerenza per la “Battaglia del grano”, come riconoscimento di quanto la scuola agricola aveva fatto in questo settore.
Nel 1939 don Ricaldone, divenuto nel frattempo Rettor Maggiore, ricevette dal Ministro dell’Agricoltura la “Stella d’oro al merito rurale”. Ormai la Scuola Agraria di Cumiana era diventata davvero un “modello” in Italia e all’estero. Il giornale “L’Italia” la definiva “ciò che di più completo e perfetto in materia si potesse desiderare”.
La grande crisi, non solo per Cumiana, ma per tutto l’occidente, arrivò con la seconda Guerra Mondiale. La scuola agricola di Cumiana divenne rifugio per gli alunni delle scuole salesiane di Torino Valdocco, Richelmy e San Giovanni, che fraternizzarono con i nostri aspiranti missionari.
Con la divisione dell’Italia in due e la guerriglia contro i Tedeschi, nel 1943-44 la Scuola Agraria fu occupata con la forza; i suoi depositi e le sue cantine furono saccheggiati.
Il momento di massima drammaticità per la casa salesiana fu l’inizio dell'aprile 1944. In Cumiana furono rastrellati e presi in ostaggio circa 130 uomini, senza distinzione di età. Furono ammassati nella stalla della Scuola Agraria, come in carcere. I Salesiani si prodigarono nell’assisterli e ne salvarono parecchi, ricoverandoli in infermeria. Il 3 aprile 58 ostaggi furono costretti ad incamminarsi sulla strada per Cumiana e condannati a morte per rappresaglia. Sette riuscirono miracolosamente a salvarsi, ma 51 furono trucidati.
Il 6 luglio 1969 il Comune di Cumiana conferì la Medaglia d’Oro al merito civile come segno di riconoscenza all’Istituto Salesiano, con la seguente motivazione: “Valido compartecipe alla lotta per la liberazione, sopportava stoicamente crudeli rappresaglie del nemico invasore, mantenendo intatta la propria fede nei più alti ideali. 1943-1944”.
Negli anni del dopoguerra la Scuola Agraria riprese in pieno la sua attività. Nuovi missionari partirono alla volta di altre Scuole Agrarie Salesiane sparse nel mondo. Molti altri allievi restarono in Italia, alcuni come Salesiani, altri come laici impegnati nel mondo, ricchi degli ideali appresi a Cumiana.
Ma ormai maturavano tempi nuovi e sensibilità diverse.
Negli anni ’60 la Comunità Salesiana iniziò ad operare un serio ripensamento di se stessa, procedendo con fede e fiducia in quella stessa Provvidenza, che aveva aiutato don Ricaldone, alla sua graduale ristrutturazione, in pieno accordo con i Superiori Maggiori.
Nel 1963 si diede inizio alla Scuola Media unificata. Nel 1967 si procedette alla chiusura della Scuola Tecnica Agraria, per iniziare il Biennio dell’Istituto Tecnico Industriale. Agli allievi che venivano da lontano, quindi convittori, cominciarono ad aggiungersi anche allievi delle vicinanze, come semiconvittori. La risposta dei paesi limitrofi, che avevano imparato ad apprezzare i Salesiani per la loro serietà, fu di accettazione e simpatia.
Nell’anno scolastico 1992-93 la Scuola Media fu aperta anche alle ragazze.
L’ultima tappa per la ristrutturazione avvenne nel 1997, con la chiusura del Biennio dell’ITI e l’apertura del Liceo Scientifico, per ragazzi e ragazze. L’8 maggio 1998 il Liceo fu approvato dal Ministro e il 15 maggio 2002 venne concessa la parità scolastica per la Scuola Media e il Liceo Scientifico.
Nel 2001 l’Azienda Agricola venne data in affitto. Ma se è cessata l’attività della Scuola Agraria, l’Opera Salesiana continua a pieno ritmo con la Scuola Secondaria di Primo e Secondo Grado (Media e Liceo) ed è diventata il centro verso cui convergono non solo i ragazzi, ma anche le loro famiglie, che vengono coinvolte nel progetto educativo, nell’allegria salesiana del teatro e della musica, nella spiritualità dei ritiri e degli incontri di animazione cristiana ed educativa.
Nell’Opera sono, infine, presenti, a pieno titolo, gruppi appartenenti alla Famiglia Salesiana: l’Associazione dei Salesiani Cooperatori e, dal momento che il rapporto educativo non finisce con il termine del ciclo di studi, una vivace unione Exallievi/e.
Radicati nel passato, inseriti nel presente e proiettati nel futuro, i salesiani, i ragazzi/e e le loro famiglie percorrono oggi una strada ardua, faticosa, ma grandiosa, come la terra in cui essi sono, quel prezioso tesoro che essi hanno ereditato.





